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giovedì 24 marzo 2011

Vuoto a perdere


Direi che questa canzone parla al mio posto, spiegandosi molto meglio di me…

 

Sono un peso per me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata grande
senza neanche accorgermene
E ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite
le mie nuove consapevolezze
consapevolezze
quanto tempo che è passato
senza che me ne accorgessi
quanti giorni sono stati
sono stati quasi eterni
quanta vita che ho vissuto
inconsapevolmente
quanta vita che ho buttato
che ho buttato via per niente

che ho buttato via per niente
dai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa

ma
non mi fermo più
a cercare qualcosa
qualche cosa di più
che alla fine poi
ti tocca ripagare
sono un'altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza accorgermene
E ora sono qui che guardo
che mi guardo crescere
la mia cellulite
le mie nuove consapevolezze
consapevolezze
dai ti dirò come mai
giro ancora per strada
vado a fare la spesa
ma non mi fermo più
mentre vado cercare
quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
ma non mi fermo più
mentre vado cercare
quello che non c’è più
perchè il tempo ha cambiato le persone
sono un’altra da me stessa
sono un vuoto a perdere
sono diventata questa
senza neanche accorgermene


lunedì 7 marzo 2011

La “festa” della donna

L’8 marzo non mi è mai piaciuto più di tanto, ma quest’anno mi mette una rabbia e una tristezza enorme. Ho tante sensazioni dentro che non riesco (e forse non voglio) spiegare, ma di sicuro la mia “festa della donna” non è fatta di mimose, cene per sole donne e festeggiamenti vari, né tantomeno di belle parole sulla dignità e il rispetto per la donna. Parole, appunto. 
La mia “festa della donna” è vicina alle donne che non hanno proprio niente da festeggiare. Donne vittime di violenze di tutti i tipi, che sperimentano ogni giorno a proprie spese quanto sia dura convivere con certe ferite che non ti abbandonano mai, nascondendole con falsi sorrisi per proteggere i propri cari, oltre che se stesse, dalla curiosità morbosa e dai pettegolezzi del mondo. Donne a cui la vita ha tolto tutto, a cominciare dalla stima per se stesse. Donne che vorrebbero solo sparire dalla faccia della terra. Donne che potrebbero urlare con quanto fiato hanno in gola, ma tanto non le sentirebbe nessuno. Donne circondate da milioni di altre donne come loro, eppure terribilmente sole.
In rete (non ricordo neanche dove) ho trovato questa poesia e, chiedendo scusa all’autore di cui non ricordo il nome, ve la riporto perchè penso che si spieghi molto meglio di me.


La faccia tra le mani
i graffi sui seni
niente più lacrime a lavarti la pelle
guardi nel vuoto e immobile tremi
e un gelo ti inchioda
povero fiore reciso e calpestato
sbattuto per terra
abusato ed umiliato
fatichi a respirare
non riesci più ad alzarti
non sai riaprire gli occhi
e immobile tremi…
è un esplodere di dolore
un oceano di rabbia
un grido di vergogna
un urlo silenzioso, gelido e dolente
che lacera la notte
e cresce lentamente
e niente più parole
e risate con le amiche,
quelle scarpe favolose,
quei brividi d’amore
è tutto andato in pezzi
è tutto calpestato
rimane la paura, l’abuso della carne,
l’angoscia che perdura…
bocche deformi,
mani che offendono,
palpano e straziano
risate sguaiate
rantoli di belve assetate di dolore
maledetti demoni,
vigliacchi e senza onore
e immobile tremi…
stai ancora tremando
piccolo fiore sbattuto per terra
senza conforto,
senza più amore.